Il primo ministro bulgaro Rumen Radev sta cercando di costruire un fronte centroeuropeo di lungo periodo contrario alla prosecuzione del sostegno militare all’Ucraina, dopo gli incontri con due dei più espliciti critici dell’attuale approccio dell’Unione europea alla guerra: lo slovacco Robert Fico e il ceco Andrej Babiš.

A sole due settimane dall’incontro con Fico a Sofia, Radev ha accolto Babiš ieri (16 settembre). Entrambe le parti hanno chiesto di concentrare maggiormente gli sforzi sui negoziati di pace e hanno criticato il continuo afflusso di denaro e armi europee verso l’Ucraina.

“Per quanto riguarda la guerra in Ucraina, mettiamo il benessere e la sicurezza dei nostri cittadini davanti al continuo riversamento di denaro e armi in questa guerra”, ha dichiarato Radev.

“E, come ha ricordato il mio amico Andrej, la parola pace dovrebbe essere pronunciata più spesso durante i nostri vertici, sia nell’Unione europea sia nella NATO, perché è inaccettabile che nel cuore dell’Europa si stia combattendo una guerra di logoramento che sta colpendo le economie e i sistemi sociali dei nostri Paesi”, ha aggiunto.

Secondo Babiš, l’Europa è “assolutamente passiva” quando si tratta di porre fine alla guerra in Ucraina. “Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump parla costantemente con Putin, mentre i leader europei sono assolutamente incapaci di agire per raggiungere la pace”, ha dichiarato Babiš.

Radev difende la posizione sulle sanzioni contro la Russia

Radev ha inoltre difeso la decisione del suo governo di non sostenere le sanzioni dell’Unione contro il patriarca russo Kirill, strettamente associato al presidente russo Vladimir Putin, nonché contro Vagit Alekperov e Iskander Makhmudov.

Alekperov è uno dei proprietari della raffineria bulgara di Lukoil, mentre Makhmudov è proprietario di un’azienda che produce componenti per i treni della metropolitana di Sofia.

Radev ha affermato che la Bulgaria considera la questione una materia di interesse nazionale e ha sostenuto che la religione non dovrebbe diventare parte della guerra o della politica delle sanzioni. “Non c’è nulla di sbagliato nel fatto che ogni Paese difenda i propri interessi”, ha dichiarato Radev.

Bulgaria e Repubblica Ceca chiedono modifiche al mercato europeo del carbonio

Bulgaria e Repubblica Ceca spingeranno per una revisione del sistema europeo di scambio delle emissioni, compreso un rinvio dell’ETS2, il nuovo sistema di determinazione del prezzo del carbonio per i combustibili utilizzati nei trasporti stradali e negli edifici, nonché modifiche all’ETS1, l’attuale mercato europeo del carbonio che copre la produzione di energia e le industrie ad alta intensità energetica.

“Babiš è uno dei più forti sostenitori e promotori in Europa di un’elettricità economica, affidabile e stabile, e condividiamo l’idea che il sistema europeo di scambio delle emissioni debba essere rivisto e che l’ETS2 debba essere rinviato”, ha dichiarato Radev.

Il primo ministro ceco ha sostenuto che l’Europa rappresenta solo circa il 6% delle emissioni globali, continuando tuttavia a imporre costi alla propria economia.

“Stiamo diventando lo zimbello del mondo intero perché loro stanno guadagnando 300 miliardi di dollari, mentre noi vogliamo ridurre le nostre emissioni, anche se l’Europa è assolutamente passiva nel porre fine alla guerra in Ucraina”, ha dichiarato.

Secondo Babiš, le previsioni del 2020 indicavano per il 2030 un prezzo delle quote di emissione pari a 26,50 euro, mentre oggi il prezzo si aggira intorno agli 80 euro. Ha affermato che l’industria ceca avrebbe perso 6,5 miliardi di euro come conseguenza di tale aumento.

La Repubblica Ceca guarda alle infrastrutture del gas bulgare

Babiš ha inoltre manifestato interesse a utilizzare le infrastrutture del gas bulgare, mentre Praga è alla ricerca di rotte alternative per le proprie forniture.

“Sappiamo che la Bulgaria dispone di un eccellente sistema di gasdotti e di opportunità per approvvigionamenti alternativi. Per noi questa rappresenta una possibile strada per future forniture di gas”, ha dichiarato.

Radev ha affermato che la Bulgaria è pronta a sostenere la Repubblica Ceca e gli altri Paesi dell’Europa centrale e orientale nei loro sforzi per diversificare e stabilizzare le forniture energetiche.

“La Bulgaria dispone, sulla base di accordi chiari, di libero accesso sia ai terminali greci per il GNL sia a cinque terminali turchi e, attraverso la capacità riservata, possiamo in qualsiasi momento contribuire a garantire forniture affidabili di gas naturale ai nostri partner e amici”, ha dichiarato Radev.

Ha aggiunto che questo è solo l’inizio, indicando i progetti per corridoi energetici verdi che potrebbero attraversare la Bulgaria, collegando il Nord Africa e il Caucaso.

La Repubblica Ceca offre alla Bulgaria aerei militari

Babiš ha inoltre annunciato che la Repubblica Ceca offrirà alla Bulgaria un accordo per otto velivoli multiruolo L-39 Skyfox, prodotti da Aero Vodochody.

L’azienda ceca vanta legami di lunga data con l’Aeronautica militare bulgara, che risalgono alla collaborazione relativa alla flotta di L-39 Albatros. Ora l’azienda punta ad ampliare questa cooperazione attraverso nuovi progetti.

“Signor Radev, da ex pilota e pilota tuttora in attività, apprezzerà questa proposta”, ha dichiarato Babiš, che nel corso della visita ha anche preso parte a un forum economico bulgaro-ceco, durante il quale ha discusso delle opportunità per una più stretta cooperazione economica.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato da EUAlive disponibile qui.

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